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martedì 9 giugno 2020

Sintesi finale -#STEP24

“Disegno” è una parola poliedrica. Negli ultimi mesi ho sviluppato diversi post in cui viene analizzata questa parola in tutte le sue possibili sfaccettature.

Il significato più generale di “disegno”, inteso come rappresentazione grafica, riguarda soprattutto il lato più artistico, pratico e tangibile del concetto. Non a caso, infatti, il termine deriva da designare, che in latino significa propriamente “tracciare”. Anche nelle lingue straniere, neolatine e non, il significato principale è legato alla pratica di fare segni e linee che nell’insieme hanno un senso preciso e un loro significato di esistere.  Ma il disegno non è solo legato all’arte, indica anche un’idea, un pensiero, un progetto per il futuro del pianeta, della società o semplicemente del singolo uomo.
La pratica del disegno ha radici antichissime, che risalgono sin all’epoca preistorica: infatti possiamo considerare le pitture rupestri come il primo approccio dell’essere umano alla rappresentazione grafica, dalla quale non si separerà mai. L’uomo infatti si è sempre servito della linea tracciata per rappresentare desideri, emozioni, storie, progetti utopistici, ma non solo: di fronte alle nuove tecnologie del XXI secolo, la pratica del disegno può sembrare obsoleta e infantile, eppure la sua forza comunicativa e la sua immediatezza vengono sfruttate dal mondo pubblicitario, cinematografico, giornalistico, letterario e matematico.

Il disegno è molto flessibile e si può applicare a qualsiasi campo, artistico e non: in ambito letterario, i poeti del ‘900, riprendendo il connubio tra poesia e arte promosso anche da Giacomo Leopardi, sviluppano una nuova forma di scrivere testi in linea con le tendenze dell’epoca, mentre, in ambito filosofico, la visione messianica della storia di Walter Benjamin si sviluppa a partire da un disegno di Paul Klee.

Il disegno ha accompagnato l'essere umano per tutta la sua esistenza, sviluppandone le capacità creative e costituendo uno dei passi fondamentali della sua evoluzione. Tramite le "tracce" grafiche lasciate dagli uomini, si può ripercorrere l'intera storia del genere e lo sviluppo della sua immaginazione. Perché l'uomo è nato per creare e immaginare, e il disegno è una delle prime forme tramite la quale può esprimere la sua vocazione, determinando un primo passo verso la sua felicità.


Disegno fatto con la tavola grafica


venerdì 5 giugno 2020

Serie tv: "Il Disegno" -#STEP22

EPISODIO 1 : UN COMPITO ATIPICO

L'ultima settimana di scuola, per uno studente dell'ultimo anno di liceo, è sempre la più emotiva. Cammini per i corridoi, in cerca di qualche sguardo empatico da parte dei tuoi compagni, invidi gli altri alunni più giovani, che guardano alla condanna della maturità come un presagio lontano, ti congratuli con te stesso per essere arrivato fino a quel punto. Ed è esattamente ciò che Paolo stava provando in quegli ultimi giorni. 

Paolo è uno studente capace, così interessato al mondo che lo circonda a tal punto che, quando si presenta un'occasione, un evento o uno scorcio temporale, particolarmente ghiotti, non riesce a controllare la sua matita e si lascia avvolgere dalla fantasia, producendo disegni di elevata portata emotiva, in primis, e artistica in seguito. Ovviamente questo suo talento non è passato in sordina. Il suo professore, il professor Sapienza, eccentrico personaggio che ama la materia che insegna alla follia, la storia dell’arte, se n'è reso conto già da tempo. E settimanalmente, ogni lunedì, indica un soggetto particolare, che dovrà essere al centro delle opere di Paolo, che stuzzicasse l’immaginazione del ragazzo. Ma essendo quello l'ultimo lunedì dell'anno, il professor Sapienza decide di assegnare il mirabile compito non solo a Paolo, ma a tutta la classe. Al momento della assegnazione del compito, sia il professore che Paolo si dilettavano nell'analisi degli sguardi increduli della classe. Come in ogni classe, soprattutto all'ultimo anno, l'evidenza del proprio carattere si fa più evidente, e Paolo, divertito da questo, si crogiolava nell'assistere allo sbigottito sguardo del suo compagno, un certo Riccardo Muti, da tutti chiamato Geometra, proprio per il suo atteggiamento analitico. S'immaginava il geometra alle prese con carta e penna a dover disegnare un soggetto totalmente astratto, ontologicamente indecifrabile, di pura essenza metafisica: il male sociale. 

EPISODIO 2: CLIC

Il male sociale è la sostanza di tutte quelle azioni, quegli eventi, quei comportamenti sociali, cioè che si compiono congiuntamente o nell'interesse di qualcun altro, considerati maligni. Voi potreste dire che la valutazione di cosa sia maligno è puramente soggettiva e di questo ve ne rendo conto. Per questo motivo, non dovrete figurare, nel vostro elaborato, un’azione, un evento o un comportamento sociale particolare, ad esempio un omicidio o un episodio razzista. Dovrete cercare di essere il più generali e astratti possibile. Buon lavoro ragazzi, ci vediamo domani.
Con queste parole, il professor Sapienza delineava, con un certo ghigno nascosto sotto i baffi, le linee guida dell'elaborato che dovranno produrre i giovani studenti. La reazione collettiva era già annunciata: il compito era troppo difficile, impossibile da consegnare per il giorno successivo. Per dei giovani educati alla semplificazione, alla unidirezionalità delle azioni e degli eventi, alla diretta constatazione dei fatti, non era cosa semplice, pensava il professore. Ma li voleva mettere alla prova, soprattutto il suo prediletto, Paolo.

Quel lunedì Paolo lo visse freneticamente. Alle 13.00, appena uscito da scuola, neanche si recò a casa per pranzare con la zia Concetta, conosciuta da tutti come Cetta. Invece, si rifugiò all'ombra di un albero del suo parco ormai frequentato quotidianamente in cerca di un'immediata ispirazione. Una, due, tre ore, ma ancora foglio bianco. Alle 17 circa, Paolo, inerme di fronte alla sua incapacità astrattiva, decise di rincasare e di prendersi il pomeriggio, per quel che ne restava, libero da ulteriori impegni. 
Come nei casi più celebri di artisti passati alla storia, è il lampo di genio, il momento di rottura, il clic decisivo che cambia l’andamento della sua vita. E quella notte, durante un sonno travagliato e pieno di ansie adolescenziali, il sogno si è fatto come vivo. E lì l'ispirazione. Alle 03.34 Paolo si sveglia. Raccatta in fretta e furia ciò che riusciva a scorgere nel buio, qualcosa che gli sembrasse vagamente una matita e un foglio su cui incidere la propria arte. E disegnò. Disegnò tutta la notte, tant'è che a scuola, il giorno dopo non ci andò nemmeno. 
Zia Cetta, che conosceva meglio di chiunque altro il carattere del nipote, si recò in presta mattinata in camera per accertarsi che stesse bene. Allo sbirciare dalla fessura della porta, la zia notò il disegno. E ne rimase folgorata. Non servivano spiegazioni ulteriori. Era già intuibile da sé il significato di ciò che da lì a poco sarebbe diventata un'autentica opera d'arte. Notò inoltre un post-it lasciato accanto al disegno, con su scritto “Sapienza”. Di lì, l'intuizione che avrebbe cambiato la vita a Paolo. Zia Cetta, a costo di recarsi a lavoro con ritardo, andò a scuola a consegnare il disegno al professor Sapienza. Stessa reazione. Folgorazione istantanea e incapacità di esprimersi con senso. Il disegno di Paolo, che quel giorno neanche era a scuola, era diventato un simbolo all'interno della scuola, dal momento che era stato affisso all'ingresso dell'edificio. Tra scatti e selfies, la foto del suo disegno affisso davanti a scuola, arrivò, nel primo pomeriggio, anche a lui. Paolo detestava la notorietà. Era sì un bel ragazzo, alto, magro, dallo sguardo profondo, ma mai troppo inquisitore, sempre alla ricerca del dettaglio nascosto, ma odiava essere al centro. La sua vita, nei suoi primi 18 anni, era stata complicata e verace: gli aveva tolto madre e padre in un incidente stradale e, qualche anno prima, anche il fratello maggiore in una strage di mafia. Paolo conosceva il male sociale, lo aveva affrontato e ora lo aveva raffigurato. Per questo motivo, decise di chiedere al suo amico Federico di non apporre la sua firma, ma di dire che non si sapesse di chi fosse, seppur consapevole del fatto che la sua opera avrà una risonanza elevata da qui a breve. Senza mezzi termini, Paolo, aveva dato una svolta alla sua vita. 

EPISODIO 3: UN SUCCESSO IN INCOGNITO

Anche il professor Sapienza, che sapeva di chi fosse l'opera, aveva capito che Paolo non avrebbe voluto tale fama. Perciò cancellò la firma. L'eco mediatico dell'opera si faceva dirompente, intanto che i giorni passavano. Il successo non era, ora, solo a livello scolastico, ma anche a livello cittadino, regionale e nazionale. Telegiornali e giornalisti accorrevano per vedere l'opera, per riportare il significato che, secondo loro, poteva permeare quel disegno così esplicito, ma così cupo, oscuro in certi frangenti. 
Il professor Sapienza non esitò a contattare in privato il giovane artista. “So che sei tu. Il disegno me lo ha portato tua zia.”continuava a ripetere il professore. “Dovresti sfruttare l'occasione per risollevare la tua vita, Paolo, costruirtene una nuova.” Di fronte a questi incoraggiamenti solo il silenzio. La messa a punto dei consigli del professore, sembrava non scalfire, in alcun modo, la volontà di Paolo, che cercava solamente di evitare queste situazioni sgradevoli e di continuare la propria vita in incognito, ai lati della “vera esistenza”, trovava solo conforto nell'anonimato, nell'adattamento all'ombra del suo successo.  
Per lui il male sociale era proprio il successo, la conformazione alla virtù, falsa, della accondiscendenza sociale, diventare a tutti costi un uomo socialmente affermato per poi, magari, finire dietro una scrivania con la scoliosi a 33 anni. 

L'opera di Paolo farà il giro del mondo, riceverà offerte milionarie da enti artistici di fama mondiale, da multinazionali potenti, senza, però, che queste richieste riscontrassero un interlocutore. Dell'artista si saprà nulla, della sua opera, nell'arco degli anni, solo cifre astronomiche attorno al suo valore. L'arte, secondo Paolo, arte doveva rimanere, statica nella sua dinamicità estesa come validità universale nel tempo. Senza ulteriori aggiustamenti. Solo una postilla, che verrà affissa sotto l'opera, verrà aggiunta pochi anni più tardi: “Io, come voi, vivo la mia esistenza nell'incognito, poiché è da lì che il male sociale nasce ed è da lì che perirà.


domenica 31 maggio 2020

L'etica del disegno -#STEP21

L'arte del disegno è estremamente ampia; tramite una serie di linee è possibile rappresentare i soggetti e i concetti più svariati per moltissimi scopi diversi. In altri post ho individuato varie applicazioni del disegno per scopi benefici, come rendere omaggio a qualcuno, intrattenere, arricchire, ringraziare, studiare, insegnare, raccontare

Tuttavia, esistono disegni i cui propositi e/o soggetti possono risultare oltraggiosi e scatenare controversie. Se si tratta poi di disegni pubblicati su scala internazionale e visti da milioni di persone, gli effetti causati da un'immagine offensiva possono essere gravissimi, talvolta catastrofici.
Ne è un esempio la serie di attacchi e attentati alla sede di Charlie Hebdo, periodico satirico settimanale francese dallo spirito "caustico e irriverente". La testata, fondata nel 1970, pubblica vignette e articoli caustici e dissacranti nei riguardi della politica (soprattutto soggetti di estrema destra) e ogni tradizione religiosa (in particolare il cristianesimo, l'Islam e l'ebraismo). 

La testata è sempre stata mal vista dagli estremisti islamici, i quali ritenevano alcune vignette riguardanti la loro religione offensive e oltraggiose. Ad esempio l'immagine riportata a lato è una vignetta pubblicata dal giornale Jyllands-Posten, rappresentante Maometto che dice "100 frustate se non muori dalle risate". Tale vignetta aveva scatenato forti proteste, e venne ripubblicata da Charlie Hebdo, modificando il titolo in "Charia Hebdo", gioco di parole tra Shari'a e il nome del giornale.

"Il 7 gennaio 2015, attorno alle ore 11.30, un commando di due uomini armati con fucili d'assalto Kalashnikov fece irruzione nei locali della sede del giornale, durante la riunione settimanale di redazione, sparando sui presenti. Nell'attentato, che è stato rivendicato da Al-Qāʿida nella Penisola Arabica (o Ansar al-Sharia), branca yemenita dell'organizzazione stessa, sono morte dodici persone e undici sono rimaste ferite."

Sull'argomento "etica e satira" ho trovato un articolo con un'intervista al professore e giornalista Sergio Gessi in cui si discute ampiamente il tema della libertà di espressione, con particolare riguardo all'attentato a Charlie Hebdo.

Fonti:


giovedì 28 maggio 2020

Giacomo Leopardi e le arti figurative -#STEP20

Si parla poco, o non si parla affatto, del rapporto che Giacomo Leopardi aveva con l'estetica e, più precisamente, con le arti figurative. In un articolo pubblicato sulla rivista semestrale "XY dimensioni del disegno", scritto da Paolo Belardi, docente di composizione architettonica e urbana a Perugia, viene sottolineato il profondo interesse che il poeta nutriva per il disegno e per le arti figurative in genere.

Nello Zibaldone è presente una riflessione datata 12 luglio 1820, in cui Leopardi distingue le
pertinenze disciplinari della rappresentazione e della letteratura:

Incisione di Gaetano Guadagnini (Bologna
1800-1860) dal disegno di Luigi Lolli
"il racconto è uffizio della parola, la descrizione del disegno (eseguito in qualunque modo). Quindi non è maraviglia che quello sia più facile di questa al parlatore. E questa è una delle primarie cagioni per cui era falso ed assurdo quel genere di poesia poco fa tanto in pregio e in uso appresso gli stranieri massimamente, che chiamavano descrittiva. Perché quantunque il poeta o lo scrittore possa bene assumere anche l'uffizio di descrivere, è da stolto farne professione, non essendo uffizio proprio della poesia, e quindi non è possibile che non ne risulti affettazione e ricercatezza, e stento, volendolo fare per istituto e per argomento, lasciando stare la noia che deve nascere dalla lettura di una poesia tutta diretta a un uffizio proprio di un' altra arte, e perciò e inferiore a questa, malgrado qualunque studio, e stentata, e tediosa per la continuazione di una cosa che non appartenendole, non può esser troppo lunga, al contrario di quelle che le appartengono, nelle quali nessuno biasima che [la] poesia si ravvolga tutta intera" (Zib., I, p. 79.)

Tuttavia, come si può evincere dalla riflessione appena riportata, l'interesse di Leopardi per il disegno e le arti figurative nasce in funzione della poesia e della letteratura, la quale, ovviamente, era la forma di espressione prediletta dall'autore.

Eppure la formazione intellettuale di Leopardi comprendeva anche l'apprendimento della pratica del disegno: il celebre poeta, infatti, produsse a sua volta disegni a penna e ritratti, oltre a sviluppare un certo interesse per l'ottica, l'urbanistica e l'illusionismo.
Questa pluralità di interessi conferma inequivocabilmente l'intento tipicamente leopardiano di essere innanzitutto padrone della tecnica in ogni campo dello scibile, in modo da affrancare lo spirito creativo da eventuali condizionamenti e limitazioni, in modo da ampliare gli orizzonti del pensiero umano verso l'infinito.

mercoledì 27 maggio 2020

La città ideale -#STEP19

"Una città ideale è il concetto di un insediamento urbano (progettato, o solo immaginato, raramente messo in pratica) il cui disegno urbanistico riflette, secondo uno schema prevalentemente geometrico, criteri e principi astratti di razionalità e funzionalità, o un'impostazione scientifica. Questi caratteri spesso si accompagnano a una tensione ideale e filosofica, o a una forte carica utopica."

 Città ideale (fine XV sec.), dipinto di anonimo fiorentino, conservato al Walters Art Museum di Baltimora.

Il tema della città ideale è il frutto dell'unione tra due elementi insiti nella natura dell'essere umano: la capacità immaginativa e il desiderio di ordine e perfezione. Infatti, i progetti per una società ideale risalgono sin dall'antichità, per esempio ne troviamo tracce nel pensiero di Platone, e si sono sviluppati sino ai giorni nostri, adeguandosi alle necessità di ogni epoca in cui sono stati tracciati.


In epoca rinascimentale, la città riacquista il ruolo di perimetro e crocevia dell'agire storico dell'uomo: nello spazio delimitato della "città" dovevano idealmente convergere diverse aspirazioni ed esigenze, sia funzionali che estetiche.

Ovviamente, il tema della città ideale suscitò particolare interesse in una delle figure più importanti del '500 italiano: Leonardo da Vinci.
Leonardo voleva una città comoda e spaziosa, ben ordinata nelle strade, con alte mura, torri e merli che sopperissero alle necessità ma che allo stesso tempo donassero una certa bellezza architettonica allo spazio urbano. 
Ricercò un'organizzazione dello spazio perlopiù funzionale, in modo da dar soluzione ai diversi problemi della vita quotidiana, per esempio il traffico, gli approvvigionamenti e le esigenze igienico-sanitarie.
Vista la necessità di proteggere la popolazione dalle malattie contagiose, propose un tessuto urbano molto più aperto, caratterizzato da strade ampie e rettilinee e da una presenza capillare di corsi d'acqua, navigabili e regolati da chiuse e conche. La città, infatti, sarebbe sorta in prossimità di un fiume, la cui acqua sarebbe stata convogliata nel centro abitato mediante una rete di canali, grazie ai quali si provvedeva innanzitutto alla pulizia e al deflusso dei liquami, per i quali venne studiato un vero e proprio sistema fognario sviluppato a livello sotterraneo. I canali assunsero anche altre importanti funzioni come quella di garantire le comunicazioni e di agevolare gli approvvigionamenti.

Leonardo da Vinci, città su due livelli,
Manoscritto B dell'Institut de France di Parigi




martedì 26 maggio 2020

L' "Angelus novus" e il concetto di "storia" di Walter Benjamin -#STEP18

"C’è un quadro di Klee che s’intitola "Angelus Novus". Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta." (Tesi di filosofia della storia, 1940)

Angelus Novus, Paul Klee, 1920,
The Israel Museum, Jerusalem
Da un disegno apparentemente semplice scaturisce una riflessione molto profonda, filosofica ma anche fisica, sul concetto di "storia" e di "tempo".
In queste parole, il filosofo e critico letterario Walter Benjamin esplica la sua visione messianica della storia, determinata dal concetto di "tempo-ora".
Benjamin ritiene che il tempo non sia costituito da una sorta di linea che procede in una direzione, come viene spesso rappresentato nei libri di storia o nei grafici dei processi fisici. Anzi, per Benjamin è falso che la storia sia un processo continuo e uniforme nel tempo. Inoltre, ritiene che tale processo non sia accrescitivo e progressivo, e che è quindi insensata la pratica dell'uomo di collocare progetti e aspirazioni in "avanti". 
Secondo Benjamin, "alla redenzione umano-sociale si deve essere spinti, invece, dalla visione del passato, fatto da cumuli di rovine e così orrendo esercitare in chi sa voltarsi a guardarlo, come l'Angelus Novus, una spinta irresistibile verso un futuro diverso."
Il passato a cui guarda il soggetto dell'opera di Klee non è un dato fissato e immobile, ma si inserisce anche nel futuro, nella
"vita postuma" dell'accadere storico.

lunedì 18 maggio 2020

L'abbecedario del disegno -#STEP17

A                                                   H                                              Q
Arte                                              Hobby                                    Quadro

B                                                   I                                               R
Bozzetto                                       Immaginazione                   Rappresentazione

C                                                   L                                             S
Calcolo grafico                            Le Myésier Thomas               Studio

D                                                   M                                            T
Divino                                          Minimalismo                        Taccuino

E                                                   N                                              U
Escher M.C.                                 Nero                                        Urbanistica   

F                                                   O                                             V
Fumetto                                        Ombra                                   Vignetta

G                                                  P                                              Z
Geometria                                    Progetto                                 Zonca Vittorio



sabato 16 maggio 2020

Gene Colan: il "Decano" del fumetto -#STEP16

Gene Colan
Gene Colan nacque a New York nel 1926.
Negli anni ’60, iniziò a lavorare per la Marvel con uno pseudonimo (Adam Austin) realizzando alcune storie di Iron Man e Sub-Mariner.
Quando poté utilizzare il suo vero nome, Colan diede vita a un lungo e indimenticabile ciclo di Daredevil: disegnò le storie di Devil in maniera continuativa per molti anni, fino al 1973 e poi sporadicamente tra il 1974 e il 1979, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Decano”. 

Vista la sua prolificità (realizzava due pagine al giorno, lavorando sette giorni su sette) in quegli anni Colan ebbe comunque modo di dedicarsi ad altri importanti personaggi come Capitan Marvel, Dottor Strange e Capitan America. Sulle pagine della testata dedicata a quest’ultimo creò, insieme all'immancabile Stan Lee, Falcon, primo supereroe afroamericano della storia del fumetto statunitense.

Negli anni '70, Colan realizzò l’intera serie Marvel (70 numeri) dedicata a Dracula, ma all'inizio degli anni ’80 andò a lavorare per la DC Comics per la quale realizzò svariate storie di Batman e Wonder Woman.

Gene Colan è scomparso il 23 giugno 2011, a quasi 85 anni. In vita, il suo cruccio più grande era stato quello di realizzare le migliori tavole a fumetti possibili, lavorando anche a ritmi impensabili per altre persone e assumendo anfetamine per tenersi vigile. Quando – negli ultimi anni di età – gli fu chiesto per che cosa volesse essere ricordato, la sua risposta fu esemplificativa di questa sua modesta e costante dedizione al lavoro: «Per aver fatto un buon lavoro su tutto ciò che ho disegnato».

Daredevil


The tomb of Dracula


















giovedì 14 maggio 2020

Il disegno del futuro del pianeta: 11 scenari possibili -#STEP15

Nel 1972 uscì un libro considerato da alcuni profetico, da altri catastrofista. Il titolo italiano era I limiti dello sviluppo, traduzione del volume The Limits of Growth, un rapporto commissionato al MIT dal Club di Roma e stilato da  Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III. Basato sulla simulazione al computer World3, il libro prediceva le conseguenze della continua crescita della popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana.
Gli autori del rapporto ricavano dai risultati ottenuti un disegno sui possibili scenari a cui la Terra andrebbe incontro se non si prendessero le giuste precauzioni volte ad evitarli.

0) Input e Output infiniti: Viene usato solo per mostrare che, se si assume che le risorse necessarie alla produzione industriale ed il conseguente inquinamento diminuiranno sempre più, che la produttività della terra aumenterà indefinitamente, che lo spazio sottratto all'agricoltura dagli insediamenti abitativi diminuirà progressivamente, allora non ci sono limiti allo sviluppo. Tali ipotesi vengono considerate altamente irrealistiche.

1) Crisi delle risorse non rinnovabili: Per il consumo di materie prime, si osserva un graduale progresso che viene però bruscamente interrotto, nella prima metà del XXI secolo, dal costo sempre crescente delle risorse non rinnovabili (combustibili: petrolio, carbone, gas naturale, combustibile nucleare etc.) e della necessità di dedicare crescenti spese allo sfruttamento di risorse sempre più scarse e sempre meno accessibili.

2) Crisi da inquinamento: Si modifica lo scenario 1 ipotizzando la presenza di giacimenti non ancora scoperti e un loro sfruttamento prolungato; in questo caso però il progresso viene bruscamente interrotto per effetto dell'inquinamento, che avrebbe conseguenze negative sia dirette (sulla salute umana) sia indirette, queste ultime soprattutto per la diminuzione della fertilità del suolo.

3) Crisi alimentare: Si modifica lo scenario 2 ipotizzando che il progresso tecnologico consenta di ridurre progressivamente l'inquinamento. Si ha ancora una crisi, in quanto la popolazione cresce comunque più rapidamente della produzione agricola. Ciò accade sia perché la tecnologia affronta con ritardo le varie forme d'inquinamento, sia perché gli insediamenti abitativi sottraggono terreno all'agricoltura.

4) Crisi da erosione: Si modifica lo scenario 3 aggiungendo un impiego della tecnologia per sostenere la produttività agricola della terra, ma il crescente sfruttamento della terra provoca un collasso nella produttività agricola per via dell'erosione dei suoli.

5) Crisi multipla: Si modifica lo scenario 4 aggiungendo interventi per proteggere la terra dall'erosione, ma si ottiene comunque un collasso per effetto di più crisi: scarsità di risorse naturali e di cibo, costi crescenti.

6) Crisi da costi: Si modifica lo scenario 5 aggiungendo tecnologie per l'economizzazione delle risorse naturali. Si ritarda la crisi che però incombe comunque, alla fine del XXI secolo, per i costi crescenti degli interventi finalizzati a sostenere la produzione agricola e per contrastare l'inquinamento, l'erosione e la scarsità delle risorse naturali.

7) Programmazione familiare: Si torna allo scenario 1 per esaminare gli effetti di possibili misure atte ad evitare gli esiti degli scenari precedenti: se tutte le coppie del mondo decidessero di avere in media due figli in modo da ridurre l'impatto di una crescita esponenziale della popolazione, si garantirebbero migliori condizioni di vita, ma si avrebbe comunque un'inversione di tendenza a causa del crescente inquinamento.

8) Moderazione degli stili di vita: Se tutti nel mondo si attestassero su un livello di consumi poco superiore a quello "medio" dell'anno 2000, si otterrebbero favorevoli condizioni per circa un trentennio, ma si perverrebbe poi comunque ad un collasso a causa di un'impronta ecologica troppo elevata.

9) Utilizzo più efficiente delle risorse naturali: Si modifica lo scenario 8 aggiungendo l'abbattimento dell'inquinamento, l'accrescimento della resa delle terre con tutela dei suoli, l'economizzazione delle risorse naturali. L'effetto è nettamente migliore, grazie alla minore pressione demografica ed alla moderazione nei consumi, al punto che si delinea una situazione sostenibile prima della metà del XXI secolo. Si tratta, secondo gli autori, di uno scenario concretamente perseguibile ed anche desiderabile.

10) Tempestività: Lo scenario 10 è in tutto analogo allo scenario 9 con una sola differenza: s'ipotizza che le azioni lì intraprese siano state poste in essere già nel 1982. L'effetto è ancora migliore, in quanto si raggiunge una situazione sostenibile già all'inizio del XXI secolo e con minori oscillazioni.

Obiettivi per lo sviluppo sostenibile elaborati dalle Nazioni Unite

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo
https://www.focus.it/ambiente/natura/i-limiti-dello-sviluppo-quarant-anni-dopo-591573

giovedì 7 maggio 2020

Un disegno per le Molinette -#STEP14

Il fumettista e animatore giapponese Leiji Matsumoto, padre del celeberrimo Capitan Harlock, realizza un disegno per ringraziare il personale dell'ospedale Molinette di Torino. L'opera è stata messa all'asta e il ricavato andrà interamente all'ospedale.

Articolo da cui è tratta l'immagine

Articolo: https://www.lastampa.it/torino/2020/04/19/news/coronavirus-un-disegno-di-matsumoto-all-asta-per-le-molinette-1.38737401

mercoledì 6 maggio 2020

L'importanza del grafico -#STEP13

Leggere e costruire grafici è una competenza fondamentale nello studio delle materie scientifiche, difatti rientra nella prima voce nell'elenco dei nuclei tematici fondamentali del nuovo Quadro di Riferimento per l’esame di Stato (DM 769 del 26 novembre 2018).

Il grafico è uno strumento molto potente per illustrare l'andamento dei dati. Con l'esercizio, da un grafico è possibile estrarre a colpo d'occhio numerose informazioni in modo molto più agevole rispetto a una tabella. E' possibile ad esempio determinare gli intervalli e la velocità con cui la variabile dipendente aumenta e diminuisce, l'andamento dei dati, l'esistenza o meno di relazioni tra di essi, l'incertezza su ogni misura ecc. (un video a riguardo: https://www.youtube.com/watch?v=zu5oet2hH_8).

Inoltre, la rappresentazione grafica risulta fondamentale in matematica: dal momento che i concetti matematici non esistono nella realtà concreta (il punto P, il numero 3...), nell'insegnamento di questa materia la semiotica (rappresentazione dei concetti mediante un sistema di segni) è considerata una caratteristica necessaria per garantire il primo passo verso la noetica (apprendimento dei concetti). Per esempio, il concetto più generale di retta come insieme infinito di punti è molto astratto, ma se si associa a questa definizione un disegno, al quale si associa a sua volta una funzione, si esemplifica largamente la comprensione di questo ente geometrico.

Il ricorso a un grafico permette sia di rappresentare sia di effettuare direttamente alcune operazioni di matematica: i procedimenti di calcolo grafico abbracciano vasti settori del calcolo matematico e hanno trovato larga applicazione nella statistica, nella tecnica ecc. per la loro rapidità e praticità. Rientrano in questo campo i procedimenti di interpolazione e di estrapolazione grafica, di derivazione e di integrazione grafica, la nomografia, la statica grafica, e in senso lato anche la geometria descrittiva con i suoi metodi grafici per la risoluzione dei problemi geometrici.

Tra le curve più note e utilizzate nello studio di dati vi sono, oltre alle classiche retta, parabola, iperbole, esponenziale e così via, la curva di Gauss, la versiera (o curva di Agnesi), la curva di Phillips e molte altre più o meno note che rappresentano correlazioni tra dati in modo sempre differente e significativo.
Phillips curve - Wikipedia
Curva di Phillips

Curva di Gauss


















Versiera

Fonti:

venerdì 1 maggio 2020

Giovanni Calvino: il disegno di Dio -#STEP12

"Il patto di grazia non è predicato a tutti in modo uguale, e anche laddove è predicato esso non è ricevuto da tutti allo stesso modo; una tal diversità rivela il mirabile segreto del piano di Dio: indubbiamente questa diversità deriva dal fatto che così gli piace. Se è  evidente che per volere di Dio la salvezza è offerta agli uni mentre gli altri ne sono esclusi, da ciò nascono grandi e gravi questioni che non si possono risolvere se non insegnando ai credenti il significato dell'elezione e della predestinazione di Dio." (Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana, Libro III, cap.21, 1559).

Ritratto di Calvino
La dottrina della predestinazione è una delle più celebri e note del teologo e umanista francese Giovanni Calvino (1509-1564), massimo riformatore religioso del cristianesimo protestante e nome a cui si rifà il calvinismo.
Calvino pensa che Dio, eterno e fuori dal mondo a noi scibile, ha eletto alcuni credenti secondo la sua volontà assoluta, predestinandoli alla salvezza eterna. Nulla può fare l'uomo per modificare il disegno assoluto di Dio: alcuni saranno destinati alla salvezza, altri alla morte secondo la somma volontà del Signore. Ognuno di noi è già predestinato sin dalla nascita da Dio e ogni ricerca circa le motivazioni di questa scelta divina è totalmente inutile. 
Proprio in virtù del fatto che la natura dell'uomo è già corrotta dal peccato originale, la salvezza la potrà ottenere solo per un'azione libera e gratuita di Dio, poiché l'uomo da solo non può fare che il male. L'essere umano allora non possiede alcun libero arbitrio. Per Calvino accettare il libero arbitrio dell'uomo significa negare la libertà e onnipotenza divina.
L'unico segno dell'elezione divina è la fede donata da Dio mediante la grazia. Infatti gli unici certi del proprio destino sono coloro «a cui Dio non solo offre la salvezza, ma dà anche una certezza tale, per cui la realtà non può essere incerta né dubbia [...] nell'adozione della discendenza di Abramo è apparso chiaramente il favore generoso di Dio, che egli ha negato a tutti gli altri; ma la grazia accordata ai membri di Gesù Cristo ha ben altra preminenza di dignità, poiché essendo uniti al loro capo, non sono mai tagliati fuori dalla loro salvezza» (III, 21, 6).


Fonti:
https://lasfingedibumbury.blogspot.com/search/label/Predestinazione
https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Calvino#III_libro:_lo_Spirito_Santo
http://www.ousia.it/content/Sezioni/Testi/CalvinoIstituzioneReligioneCristiana.pdf

sabato 25 aprile 2020

Tra arcobaleni e ringraziamenti: i disegni dei bambini ai tempi del Covid-19 -#STEP11

Il disegno è stata la prima forma di espressione non verbale dell’uomo. Ogni bambino impara prima a disegnare e, solo successivamente, a scrivere. Per loro è una forma di comunicazione e sul foglio bianco imprimono sentimenti, timori, speranze sotto forma  di rappresentazioni di oggetti e situazioni a loro comuni.
In questo periodo così particolare il disegno è diventato fondamentale per i bambini, i quali attraverso le matite e i pennarelli esprimono speranze per il futuro, il desiderio di tornare alla normalità e le nuove abitudini che si trovano ad affrontare. Ed è proprio un arcobaleno, il disegno per eccellenza di ogni bambino, il simbolo di questa pandemia, accompagnato dallo slogan "andrà tutto bene", riportati su striscioni appesi nei balconi delle case di migliaia di italiani alla prese con questa dura quarantena. Un tocco di colore e ottimismo tra le strade vuote e silenziose delle città italiane.


sabato 18 aprile 2020

Un film interamente disegnato ad olio -#STEP10



"Loving Vincent" (2017) è il primo film interamente dipinto ad olio. Scritto e diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman.




"Una presentazione da parte del direttore/produttore Hugh Welchman, il quale descrive il "dietro le scene" della produzione del film interamente dipinto a mano nello stile di Vincent Van Gogh."


Per quanto riguarda il neo mondo delle serie tv, tanto in voga di questi tempi, andare a questo link, in cui è presente il mio esperimento nella scrittura della trama di una serie tv sul concetto in esame.

mercoledì 15 aprile 2020

"Chi ha paura del disegno?" -#STEP09

"Quando si pensa all'arte italiana vengono subito in mente affreschi, olii su tela e sculture di marmo: difficilmente si pensa ai disegni. Se poi per caso viene citato il disegno come forma d’arte nella storia italiana, si penserà forse alle bozze di Leonardo da Vinci, poco probabilmente a qualche artista del Novecento. Nel secolo scorso tuttavia molti artisti noti soprattutto per la pittura e la scultura hanno anche disegnato, e non solo per progettare opere che poi avrebbero preso altre forme", recita un articolo de Il Post intitolato Avete mai visto una mostra di disegni? 
L'articolo infatti tratta di una mostra esclusivamente dedicata al disegno tenutasi nel 2018-19 nel Museo del Novecento di Milano dal titolo volutamente provocativo e che ironizza sulla scarsa considerazione riservata a questa forma d'arte: Chi ha paura del disegno?


Umberto Boccioni (1882-1916) Controluce (1910), matita grafite e inchiostro nero su carta, Museo del Novecento di Milano (Collezione Ramo)

sabato 11 aprile 2020

Platone e il disegno di uno Stato ideale -#STEP08

In una delle sue più celebri opere, La Repubblica, Platone descrive dettagliatamente il suo progetto di uno Stato ideale.

PLATONE, La Repubblica, 500 - 501: "Chi è veramente tutto preso nella contemplazione di ciò che è, non avrebbe neppure il tempo per volgere giù lo sguardo sull'affaccendarsi degli uomini e combattendo con essi riempirsi d'odio e di malanimo: ma guardando e contemplando oggetti armonicamente ordinati e sempre a se stessi identici, che non commettono né subiscono ingiustizia fra loro, anzi sempre viventi entro la legge dell'ordine e della ragione, questi egli imita, e, quanto più può, ad essi si conforma. Se, dunque, una qualche circostanza lo costringesse a tentar di tradurre nei costumi pubblici e privati dei suoi simili ciò che vede lassù, invece di formare soltanto se stesso, credi tu che sarebbe un cattivo artefice di temperanza, di giustizia, di tutte le altre civili virtù? E se il popolo giunge a rendersi conto che gli diciamo la verità sui filosofi, non li guarderà più con ostilità, né più sarà diffidente verso di noi quando affermiamo che uno Stato non sarà mai felice, se non sarà disegnato da questi artisti che lavorano sul modello divino. Essi prenderanno lo Stato e i caratteri degli uomini come fosse una tela, cercando innanzi tutto di renderla il più possibile pulita, il che non è certo facile cosa. Ad ogni modo, in questo si distinguerebbero subito dagli altri legislatori, non volendo occuparsi né dei singoli, né dello Stato per tracciarvi le leggi, se non quando fosse già pulito, o non l'avessero reso tale essi stessi".



Pittore dell’Italia Centrale, Città ideale (particolare), 1470/1480/1490, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

In un video di Editrice scuola si ha un'intervista immaginaria rivolta a Platone dal filosofo e storico Giovanni Reale. Questi chiede al filosofo dell'antichità come si possa attuare il suo progetto di città ideale e la risposta è la seguente:
"Forse il modello di questa città ideale si trova nel cielo a disposizione di chi desideri contemplarlo e, contemplandolo, fissare in esso la propria dimora. Non ha quindi importanza che questa città effettivamente esista e possa esistere in futuro perché comunque egli potrebbe occuparsi solo di questa città interiore e non di un'altra. Dunque, lo Stato ideale si realizza in primo luogo nell'animo dell'uomo e lo Stato esterno è solo un suo riflesso."



Fonti:
https://giuseppemerlino.wordpress.com/2018/01/03/lo-stato-ideale-secondo-platone/
https://www.culturanuova.net/filosofia/testi/platone2_emsf.php

martedì 7 aprile 2020

La poesia visiva -#STEP07

Per tutte le poesie l'alternanza tra parola e spazio è importante, ma ci sono casi in cui lo spazio bianco, la posizione delle parole, la forma e la grandezza dei caratteri contribuiscono a rendere la poesia una specie di quadro, tanto che si parla di poesia visiva.

Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento la poesia in forma di immagine diventa una moda. Il poeta simbolista francese Guillaume Apollinaire scrive una raccolta poetica intitolata Calligrammes; da allora il termine "calligramma" indica ogni composizione in cui le parole disegnano forme. Un esempio è Poèmes à Lou, in cui l'immagine di una donna con il cappello è formata da versi d'amore che esaltano la bellezza della donna stessa.

Riconosciti 
Questa adorabile persona sei tu
Sotto il grande cappello di paglia
Occhio
Naso
La bocca Ecco l’ovale del tuo viso 
Il tuo collo squisito
Ecco infine l’imperfetta immagine del tuo busto adorato visto come attraverso una nuvola
Un po’ più basso è il tuo cuore che batte



Agli inizi del Novecento, in Italia, il Futurismo recuperò la poesia visiva, che sembrava particolarmente adatta a esprimere gli intenti provocatori e innovativi propri del movimento. Celebre è l'opera di Corrado Govoni intitolata Il Palombaro, in cui è presente un accostamento tra disegni e parole. 
Accanto a figure disegnate in modo semplice si trovano si trovano parole e frasi dalla calligrafia ingenua che da un lato definiscono semplicemente l'immagine, dall'altro dilatano in modo progressivo e imprevisto il significato. 
Se non ci si limita a osservare l'opera in superficie e si legge tutto il testo, si percepisce un certo senso di inquietudine, generato dal contrasto tra i disegni infantili e le parole che suggeriscono immagini ripugnanti (cofani di sputi, sacco verminoso) e cruente (ceppo insanguinato, sirene decapitate). 




Fonti: 
Il piacere dei testi vol.5-6 di Baldi, Giusso, Razetti

sabato 4 aprile 2020

Storie e disegni -#STEP06

Prima dell'invenzione del linguaggio e della scrittura, l'unica forma di comunicazione era il disegno. Basti pensare all'epoca preistorica o anche a quella egizia, il cui alfabeto era costituito da simboli e disegni accostati tra loro per formare frasi e parole dal significato compiuto.
Ho ritrovato questa forma di comunicazione in un'opera di Italo Calvino intitolata Il castello dei destini incrociati.

Il libro in questione è una raccolta di 16 racconti in cui si narrano le storie di un gruppo di commensali riuniti all'interno di un castello. Tuttavia, questo castello decadente e sfarzoso è sotto l'effetto di un incantesimo che fa perdere l'uso della parola a tutti coloro che vi entrano. Così i commensali, spinti dal desiderio di raccontare le loro storie, si servono di carte speciali che raffigurano "icone, simboli e archetipi": i tarocchi
Dall'associazione e dall'ordine dei disegni rappresentati sulle carte nascono storie dall'intreccio molto vario, vissute dai commensali che di volta in volta assumono le sembianze dei tarocchi stessi.

"Il Re deve stare al gioco: non stipendia forse il Matto apposta per farsi contraddire e canzonare? È antica e saggia usanza nelle corti che il Matto o Giullare o Poeta eserciti la sua funzione di capovolgere e deridere i valori sui quali il sovrano basa il proprio dominio, e gli dimostri che ogni linea diritta nasconde un rovescio storto, ogni prodotto finito uno sconquasso di pezzi che non combaciano, ogni discorso filato un bla-bla-bla."

La seconda parte del libro si intitola La taverna dei destini incrociati: anche qui si intrecciano storie molto simili alla parte precedente, ma l'ambientazione è una taverna affollata e rumorosa e le carte cambiano: nella prima parte si utilizzano i tarocchi di Bembo, nella seconda i tarocchi marsigliesi che si differenziano dai primi per la grafica e riprodotti in bianco e nero.


Tarocchi di Bembo
Tarocchi marsigliesi

giovedì 2 aprile 2020

Il disegno nella pubblicità -STEP#05

Il mondo pubblicitario si serve spesso della tecnica del disegno per mostrare al pubblico immagini semplificate, divertenti e riconoscibili da associare a ciò che viene pubblicizzato. In questo post ho deciso di inserire due pubblicità che toccano due temi molto attuali e importanti: la salvaguardia dell'ambiente e la pandemia da coronavirus che stiamo affrontando in questo momento. 

In uno spot televisivo del 2011, Volkswagen illustra con alcuni disegni la propria storia e l'attenzione alle basse emissioni e all'ambiente, principi su cui si basa la versione "Bluemotion".



Sugli schermi normalmente utilizzati per mostrare le pubblicità nelle principali piazze di Milano negli ultimi giorni appaiono messaggi che ricordano agli abitanti i consigli per combattere la diffusione del coronavirus. Appaiono anche i disegni degli arcobaleni disegnati dai bambini con il messaggio "Andrà tutto bene". (da La Repubblica)